Archivi di aprile, 2008

apr 30 2008

Un tuffo dove…

Pubblicato da Devil in Da Casa Mia

Un tuffo dove l’acqua è più blu…

Ma io dico… Pensare che c’è un sacco di gente che evita volentieri il piacevole relax della vasca da bagno…

 

Imparate gente!!!

[tags]Riccio, Vasca, Relax[/tags]

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apr 30 2008

“Era la peste dell’insonnia” – Garcia Marquez – Cent’anni di solitudine

Pubblicato da Devil in Poesia del Giovedi

… Una notte, verso l’epoca in cui Rebeca guarì dal vizio di mangiare terra e fu portata a dormire nella stanza degli altri bambini, l’india che dormiva con loro si svegliò per caso e sentì uno strano rumore intermittente in un angolo. Si alzò a sedere spaventata, credendo che fosse entrato un animale nella stanza, e allora vide Rebeca nella poltroncina a dondolo, col dito in bocca e con gli occhi illuminati come quelli di un gatto nel buio. Paralizzata dal terrore, afflitta dalla fatalità del suo destino, Visitaciòn riconobbe in quegli occhi i sintomi della malattia la cui minaccia li aveva costretti, lei e suo fratello, esuli per sempre da un regno millenario del quale essi erano i principi. Era la peste dell’insonnia. (…)
Nessuno capì la trepidazione di Visitaciòn. “Se non dormiremo, tanto meglio” diceva Josè Arcadio Buendìa, di buon umore. “Così la vita ci renderà di più.” Ma l’india spiegò loro che la cosa più temibile della malattia dell’insonnia non era l’impossibilità di dormire, dato che il corpo non provava alcuna fatica, bensì la sua inesorabile evoluzione verso una manifestazione più critica: la perdita della memoria. Significava che quando il malato si abituava al suo stato di veglia, cominciavano a cancellarsi dalla sua memoria i ricordi dell’infanzia, poi il nome e la nozione delle cose, infine l’identità delle persone e persino la coscienza del proprio essere, fino a sommergersi in una specie di idiozia senza passato.

G. Garcia Marquez, Cent’anni di solitudine, 1967

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apr 29 2008

PASTORE ESEMPLARE

Pubblicato da Devil in Barzellette

Un uomo compra delle pecore per allevarle e vendere la loro lana. Dopo diverse settimane, nota che nessuna delle pecore è incinta e telefona ad un veterinario per chiedere aiuto. Il veterinario gli dice di provare "l’inseminazione artificiale". Il pastore non ha la più pallida idea di cosa significhi, ma per non mostrare la sua ignoranza al riguardo, chiede solamente al veterinario come fare a riconoscere quando diventano gravide. Il veterinario gli dice che quando una pecora è incinta smette di stare in piedi e di girare per il pascolo, si distende per terra e si rotola sul prato. L’uomo allora riattacca e ci ragiona sopra….
Giunge alla conclusione che "inseminazione artificiale" significa che è lui che deve ingravidare le pecore. Così carica le pecore sul suo camion, le porta in un boschetto, fa del sesso con tutte quante, le riporta all’ovile e va a letto.

La mattina dopo si sveglia e osserva le pecore.

Vedendo che sono ancora tutte in piedi vaganti per il pascolo, conclude che il primo tentativo è andato a vuoto, e per questo le carica nuovamente sul camion. Le riporta nel boschetto, possiede ogni pecora per ben due volte per essere sicuro, le riporta indietro e va a letto…
La mattina seguente si sveglia e trova le pecore ancora a pascolare in piedi. "Un altro tentativo" dice a se stesso…Così provvede a caricarle nuovamente sul camion e condurle nel boschetto.
Passa tutto il giorno a montarsi le pecore e una volta ritornato a casa si stende esausto sul letto. La mattina dopo non riesce nemmeno ad alzarsi dal letto per controllare la situazione. Chiede allora a sua moglie di guardare fuori e di dirgli se finalmente le pecore sono distese sul prato.
"No", dice la moglie, "Sono tutte sul camion e una di loro sta pure suonando il clacson!!!"

 

 

"Aio’ Porca Troia!!"

[tags]Sesso, Ridere, Pecore, Pastore, Inseminazione,Willy, Simpson[/tags]

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apr 28 2008

Una vita, una fiaba…

Pubblicato da Devil in Aforismi

"Un essere umano ed un gatto si guardano negli occhi:

nella penombra del crepuscolo,

oppure al lume di candela.

E subito si crea un’atmosfera di fiaba."


Sergius Golowin

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apr 24 2008

L’Arca – Eugenio Montale

Pubblicato da Devil in Poesia del Giovedi

"La tempesta di primavera ha sconvolto
l’ombrello del salice,
al turbine d’aprile
s’è impigliato nell’orto il vello d’oro
che nasconde i miei morti,
i miei cani fidati, le mie vecchie
serve – quanti da allora
(quando il salce era biondo e io ne stroncavo
le anella con la fionda) son calati,
vivi, nel trabocchetto. La tempesta
certo li riunirà sotto quel tetto
di prima, ma lontano, più lontano
di questa terra folgorata dove
bollono calce e sangue nell’impronta
del piede umano. Fuma il ramaiolo
in cucina, un suo tondo di riflessi
accentra i volti ossuti, i musi aguzzi
e li protegge in fondo la magnolia
se un soffio ve la getta. La tempesta
primaverile scuote d’un latrato
di fedeltà la mia arca, o perduti."

L’Arca – Eugenio Montale

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